28 Ottobre 2020

Spazi sempre più piccoli, la luce diventa invisibile

Qual è l’approccio alla luce di un giovane designer? L’art director di Icone Giulio Cappellini ha cercato di scoprirlo in uno dei suoi faccia a faccia virtuali.

Giulio Cappellini parla di illuminazione col giovane designer Niccolò Adolini durante uno dei periodici appuntamenti social di ‘Icone Talks’.

Qual è il tuo approccio verso la luce? Hai disegnato una serie di lampade, come le vedi protagoniste negli arredi per gli interni?

Il mio primo progetto che è stato messo in produzione è stata proprio una lampada. Per me quindi è un portafortuna.

In giro oggi vedo lampade molto tecniche e forse questo è dovuto al fatto che c’è un problema legato all’edilizia. Se ci facciamo caso, le case sono sempre più piccole.

In grandi mercati, tipo la Cina, una casa mediamente è di 60/70 metri quadrati e vivono 3-4 persone. Quindi andare a inserire una lampada decorativa comunque limita lo spazio, perché la lampada decorativa ha una certa dimensione e un certo volume.

Le case di oggi, molto piccole, limitano al loro interno lo spazio per le lampade. Non è un caso che al Salone del Mobile del 2019, in molti stand che prima facevano anche lampade decorative abbiamo visto dei sistemi di illuminazione estremamente sottili e minimal, magari spesso incassati a soffitto o alle pareti, che danno una luce molto tecnica e qualitativamente valida, però sono invisibili.

L’illuminazione decorativa in questo mondo è relegato a quel tipo di architettura, quelle operazioni architettoniche che oggi sono per pochi, perché case da 200 metri quadri se ne trovano sempre meno. Oggi andare a mettere una lampada Arco dentro un appartamento di 70 metri quadri è un po’ difficile. Questo secondo me è il futuro delle lampade.

Stando a quello che hai detto probabilmente sfogliando il catalogo di Icone ti ci ritrovi abbastanza. Al di là dell’uso dei materiali, i progetti di Icone sono tutti sempre spesso integrati nell’architettura e comunque con un segno sempre molto sottile, quasi minimal.

Sì, è così. La mia preferita è Saggina, ma ce ne sono anche tante altre. Sono così minimali e fanno comunque luce di qualità senza andare a sporcare un ambiente. Spesso si vuole decorare, ma si può finire con lo snaturare un ambiente.

La cosa che si cerca di fare in Icone è quella di mantenere l’oggetto molto puro e di lavorare poi sui materiali. Colori e finiture diverse, materiali diversi, possono dare aspetti anche molto diversi allo stesso oggetto. Dico sempre che la stessa lampada se la vedi bianca e nera ha un effetto, se la vedi color bronzo o color oro ne ha un altro.

I tuoi progetti per il futuro?

Molti, alcuni sono legati al mondo auto, ma stiamo anche lavorando a una lampada, magari da proporre a Icone per il suo catalogo.

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