La pandemia ha aumentato la sensibilizzazione sull’importanza degli ambienti abitativi, anche quelli in cui siamo costretti a stare per bisogno.
Sentirsi a casa e a proprio agio anche in un ospedale, pensare e progettare luoghi che abbiamo l’uomo al centro, i suoi bisogni e il suo benessere.
Questa necessità è oggi più evidente a causa di un virus che costringe a visitare ospedali e ambulatori, come malati e parenti in vista, in situazioni poco piacevoli. Ci si rende conto di quanto questi posti siano spesso poco accoglienti, funzionali forse, ma non empatici.
”La
salute e il benessere cominciano da una buona (e bella)
architettura”.
– Matteo Thun, architetto e designer
Insieme all’architettura, la luce gioca un ruolo fondamentale nella progettazione degli spazi, anche in quelli di tipo ospedaliero, che andrebbero concepiti considerando di più l’aspetto ricettivo, sul modello degli alberghi.
La differenza tra un posto asettico e poco accogliente e uno confortevole sta nel concept progettuale e nella centralità che si dà in questa fase all’essere umano e al suo benessere psicofisico.
Gli ospiti dei luoghi di cura di solito la luce sono costretti a subirla, non hanno modo di controllarla né di indirizzarla. La luce arriva solitamente dall’alto, sempre con la stessa intensità e lo stesso colore.
Basterebbe concentrarsi sulle persone, sui malati, sui parenti in visita come sugli operatori sanitari, per capire fin dal progetto che un contesto d’illuminazione standard non ha niente a che fare col benessere.
La tecnologia c’è, gli spazi si possono ripensare guardando più alla qualità della luce che non alla quantità e, pensando a comfort e benessere, il primo pensiero non può che andare alla progettazione della luce giusta.