Pistillo si vede prima ancora di accendersi. È una raggiera di proiettori in alluminio che si apre da un disco centrale, come la parte fertile di un fiore, da cui prende il nome. Alla parete, prima ancora che come una sorgente luminosa, è un oggetto da guardare.
La geometria è elementare: un cerchio, dei bracci, dei punti luce. È una scelta che Marco Pagnoncelli porta avanti su tutta la collezione, dal modulo singolo a quello più esteso. La famiglia scala da 1 a 9 proiettori – Pistillo 1, 3, 6, 9 – mantenendo lo stesso linguaggio formale in quattro misure.
Il corpo è in alluminio. I supporti dei proiettori sono torniti dal pieno, una lavorazione che si legge nella pulizia dei volumi e nella precisione del raccordo con il disco centrale. I riflettori sono in lamiera di alluminio piegata, rifiniti in bianco burro: un bianco appena spostato verso il caldo, che restituisce la luce con una temperatura più confortevole del bianco standard. Le combinazioni cromatiche giocano quasi tutte su due tonalità: bianco burro accostato a bronzo spazzolato, cioccolato caramello o alluminio; oppure polvere oro su nero, bronzo, bianco burro. E la parete entra nel disegno.
Quando lo si usa, l’aspetto caratteristico di questo oggetto luminoso è la regolazione: ogni proiettore è montato su un disco rotante che permette di orientare la luce verso l’alto, verso il basso, o di dividerla. Alcuni punti al soffitto per la luce indiretta, altri verso il pavimento o il piano di lavoro per la luce diretta. Stessa lampada, stessa parete, atmosfere diverse a seconda di come si ruotano i dischi.
La versione più piccola, Pistillo 1, l’applique, ha una doppia regolazione: il proiettore singolo è montato anche su un braccio rotante a 350°, che permette di estendere la luce fuori dal corpo della lampada. È pensato per stare vicino al comodino, con una luce da lettura che non occupa il piano, e che si può puntare con precisione senza muovere il libro.
Pistillo è una forma chiusa, riconoscibile, che sta in ambienti diversi senza imporsi. Pagnoncelli ne parla come di un quadro: qualcosa che alla parete arreda anche da spento. “Con una differenza”, dice, “il quadro non si può accendere, Pistillo sì”.